MATERIALI PROTESICI


I materiali protesici: definizione, caratteristiche e tipologie

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Rete

La chirurgia della parete addominale negli ultimi decenni ha fatto notevoli progressi grazie all’utilizzo di materiale protesico, le cosidette “reti”.
Esistono oltre 70 materiali protesici a disposizione del chirurgo che si occupa di questa chirurgia e il chirurgo deve essere a conoscenza delle loro caratteristiche per utilizzarle al meglio.

La protesi deve essere chimicamente inerte, non dare reazione allergiche e non essere carcinogena.
Deve essere sterilizzabile, modellabile, deve possedere una buona resistenza alle forze meccaniche (almeno 16 N/cm) ed essere biocompatibile e integrabile nel tessuto connettivo di sostegno con minima risposta da corpo estraneo.

Le protesi si dividono principalmente in due grosse categorie: protesi sintetiche e protesi biologiche.

Le protesi sintetiche sono quelle più utilizzate e possono essere a loro volta totalmente riassorbibili e non-riassorbibili.

Le protesi non-riassorbibili vengono utilizzate nel trattamento di tutte le ernie della parete addominale: data la loro caratteristica il posizionamento deve essere sempre in spazi compresi fra fasce muscolari, mai essere a contatto con l’intestino, quindi mai posizionate nella cavità intraperitoneale, per il rischio di formare importanti aderenze.
Esistono anche protesi semi-riassorbibili che nel giro di alcuni mesi, la parte riassorbibile viene degradata dall’organismo e il materiale da corpo estraneo è quindi minore.
Le protesi completamente riassorbibili trovano poco spazio di utilizzo, se non in casi particolari, in quanto a distanza di tempo non garantiscono la funzione di contenimento.

Esistono materiali che possono essere a contatto con l’intestino, non danno reazioni aderenziali importanti e quindi vengono usate soprattutto nelle procedure laparoscopiche, in quanto la protesi viene posizionata all’interno della cavità peritoneale e fissata alla parete. Queste protesi sono formate da due strati, quello interno che deve essere a contatto con l’intestino e l’altro strato esterno che deve integrarsi con la parete. Grazie a questo tipo di protesi, oggi possono essere trattati i voluminosi laparoceli con perdita di sostanza o perdita di diritto di domicilio in pazienti obesi, in quanto, usate nella chirurgia aperta, garantiscono una protezione totale.

Come detto i materiali sono tanti, e negli ultimi anni sono a disposizione anche protesi costituite da materiale sintetico con caratteristiche di materiale biologico che una volta impiantati costituiscono l’ossatura per un nuovo tessuto e vengono usate anche nei campi infetti.

Mentre le protesi biologiche, che provengono dal mondo animale, sono costituite da sierose tipo pericardio, derma di suino o bovino. Subiscono un particolare trattamento pertanto sono molto costose ed indicate in casi selezionati.

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